In Val di Mello credo di aver fatto tutto il fattibile tra
le grandi classiche, comprese ovviamente le più antiche,
oggi un po’ trascurate dai climbers cresciuti tra gli
spit. A questo proposito mi piace ricordare di aver fatto
Patabang, una via-simbolo della Valle, da capocordata: due
tiri di placca, tra il terzo e il quintopiù, il primo
di ottanta metri e il secondo di cinquantacinque, totalmente
improteggibili, con un esile chiodino di sosta in mezzo; il
nome della via è onomatopeico, riproduce il rumore
che percepirebbero eventuali spettatori in caso di errore
del climber!
Grande attività anche sul Badile, dove mi mancano forse
due o tre vie tra quelle ripetibili: su questa montagna, salendo
la via del Fratello nel lontano 1985, ho visto la morte vicina
come non mai. In zona ricordo anche la Taldo al Picco Luigi
Amedeo, un capolavoro della sua epoca, lo spigolo Vinci e
il Pilastro Nord-ovest al Cengalo, alcune vie molto belle
sulla Punta Allievi (Gervasutti, Erba, Filo logico), lo spigolo
Ovest della Sciora di Fuori.
Naturalmente ho salito anche diverse pareti Nord, tra cui
quelle del Disgrazia, del Roseg, del Palù, del Gluschaint,
la Biancograt e tante altre.
Sempre nelle Alpi Centrali, in alta Valtellina e nell’amata
Valmalenco ho praticato e pratico intensivamente lo scialpinismo,
che negli ultimi anni è diventato la base della mia
preparazione alle spedizioni extraeuropee.
Un altro terreno di grandi soddisfazioni arrampicatorie è
stato per me Grimsel, l’Eldorado dei fratelli Remy:
tra le tante vie salite con Paolo Masa ricordo la classicissima
Motorhead, e le più dure Marche ou creve, Septumania,
Metal Hurlant e El Maestro. A Handegg, molto bella Boulder
Highway.