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ASIA
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Himalaya Tibet/Nepal
» 8.848
m - 29.029 ft.
E’ il terzo polo del pianeta, la sua vetta è
punto più alto della Terra rispetto al livello del
mare. Da quando un oscuro geometra del Servizio trigonometrico
e geodetico inglese dell’India capì di aver
localizzato in lontananza il tetto del mondo - eravamo verso
la metà del diciannovesimo secolo - e ne rilevò
con stupefacente precisione la quota quasi esatta, questa
montagna è diventata oggetto del desiderio di intere
generazioni di alpinisti. Un desiderio che si è concretizzato
soltanto il 29 maggio del 1953, quando Edmund Hillary (più
tardi “sir”) e Tenzing Norgay Sherpa posarono
per primi lo scarpone sulla sua piccola calotta sommitale.
La montagna è deificata, a giusta ragione, dai popoli
che vivono alle sue pendici, i tibetani a nord e gli sherpa,
loro cugini, a sud; il suo nome originario infatti era Chomolungma,
“la dea madre della terra”, ma i funzionari
del servizio trigonometrico preferirono assegnarle il nome
del loro vecchio direttore, sir George Everest. Diverse
migliaia di alpinisti hanno tentato di scalarlo, un po’
più di mille ne hanno calcato la cima, un paio di
centinaia sono rimasti lì. Pochissimi sono realmente
arrivati in cima senza l’aiuto dell’ossigeno
aggiuntivo, parecchi di più sono quelli che asseriscono
di averlo fatto.
L’Everest è stato teatro di grandissime imprese
(una per tutte la solitaria di Messner nel 1980, senza ossigeno
e per una via nuova) e di grandi tragedie, l’ultima
quella del 1996 raccontata da Krakauer nel suo best-seller
“Aria sottile”.
Non ci sono parole che ne possano descrivere il fascino,
e tantomeno che possano rendere le sensazioni provate da
chi ne raggiunge la cima…
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